lunedì 1 gennaio 2018

La lista per Babbo Natale 🎄:-)

ImparAmare sogna tanto, ma con i soli sogni tante volte non riesce a far tutto. I nostri servizi, come i gruppi di studio, si basano sul contributo economico delle famiglie, ma le spese sono sempre tante e oggettivamente quel contributo, pur fondamentale, ne copre solo una parte.

Ho pensato, con l'anno nuovo, di provare a chiedere quello che a volte è complicato per noi recuperare ed è invece indispensabile per offrire i nostri bellissimi servizi con qualità come sempre. Magari tra chi ci segue ci sarà qualcuno che vuole sostenere la nostra realtà. 
In questa lista alcuni indispensabili oggetti che a ImparAmare consumiamo come il pane :-)

Grazie a chi vorrà provare a credere con noi.😉

http://amzn.eu/5xsZhlT

lunedì 29 febbraio 2016

Scrivi i tuoi dubbi... ImparAmare risponde

http://atnews.it/problemi-di-scuola Inauguriamo la nostra nuova rubrica "Problemi di sQuola. Domande e risposte a cura del Team di Imparamare", dove i genitori possono interagire con il Team di Imparamare di Asti, scriveteci le vostre domande complete su imparamare@gmail.com e troverete la risposta, ovviamente in forma anonima, sulla nostra nuova rubrica. 
Vi aspettiamo!



venerdì 19 febbraio 2016

Un momento di formazione per Asti

http://www.bibliotecastense.it/fondazione-biblioteca-astense-giorgio-faletti/biblioteca_ragazzi_iniziative_grandi.php?id=279

Il 20 febbraio ad Asti, in sala Pastrone un doppio appuntamento di formazione all'interno del ciclo di incontri formativi proposti dalla Biblioteca Faletti.

Alle 9,30 Dis-leggere, ovvero leggere diversamente, nei casi di dislessia a cura della dott.ssa Silvia Bologna, qui in veste di volontaria dell'Associazione Italiana Dislessia, sez. di Asti.

Alle 11,00 sarà Emanuela Valenzano, linguista ed insegnante LIS, a illustrare il tema della Lettura in caso di sordità.

Non perdete questa opportunità, l'accesso è gratuito, vi aspettiamo numerosi!



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sabato 23 gennaio 2016

A tu per tu con ImparAmare


Le psicologhe dell’apprendimento del Centro rispondono ad alcune interessanti domande poste da Paola Pisano

Un estratto delle nostre risposte pubblicate sul suo sito sono qui...
http://www.bimbidelmonferrato.it/argomenti/di-recente/page/2/


Sottoporre ad uno screening un bambino per valutare se ha difficoltà o meno nell'apprendimento è veramente un valido strumento valutativo o rischia di essere uno sfogo per calmare le ansie del genitore? 

Risposta: In questa domanda è implicita una questione più di base, ovvero, che cos’è uno screening nell’area dell’apprendimento? Lo screening è una valutazione breve degli apprendimenti, che permette di rilevare la presenza di segnali di disturbo specifico di apprendimento. Solamente dopo il risultato dello screening si deciderà se procedere con una valutazione più completa, oppure, se lo screening ha dato esito negativo, se non è necessario  di approfondire.

Di fronte a difficoltà persistenti in lettura, scrittura o calcolo che si presentino nei primi anni della scuola elementare, insegnanti e genitori si trovano a dover valutare le possibili strade da intraprendere. Sicuramente il primo passo, anche secondo le direttive ministeriali, é quello di approfondire gli aspetti in cui il bambino dimostra di avere maggiori difficoltà, con esercizi mirati di potenziamento che gli insegnanti possono attuare in aggiunta o in sostituzione del consueto carico scolastico. In questa fase (prima elementare fino a metà seconda primaria) è possibile strutturare un buon potenziamento con il supporto della scuola, e nei casi più gravi, a scopo preventivo con un esperto del settore quale il logopedista o lo psicologo dell’apprendimento o ancora lo psicomotricista a seconda dell’area più in difficoltà (rispettivamente linguaggio, apprendimento scolastico, o motricità fine o grossolana).

Se, anche dopo un periodo di potenziamento, durante la classe seconda,  le difficoltà persistono, il bimbo rimane in difficoltà e anche il genitore può sviluppare preoccupazione e ansia: perché vede il figlio in difficoltà e non ne sa Il motivo, oppure non sa come aiutarlo.
In questi casi è consigliabile affidarsi ad uno psicologo, esperto nel settore dell’apprendimento, per sottoporre il bambino ad uno screening. Avere un’ansia, per un genitore, non è un segnale da sottovalutare. Implica che il bimbo raggiunge con fatica i risultati di apprendimento ed è utile sondare se a tale fatica corrisponda una difficoltà oggettiva.
Se il bimbo lamentasse problemi visivi persistenti, o non udisse con frequenza suoni o richiami dei genitori, verrebbe sicuramente accompagnato ad una visita oculistica o audiometrica, non ci deve dunque essere la paura di un parere esperto: se il nostro piccolo è in difficoltà è importante rivolgerci a chi  possiede gli strumenti per valutarne la natura. Sia essa una difficoltà fisiologica e momentanea, o un problema di apprendimento.

E’ utile fare gli screening?

Fare uno screening nell’area apprendimento è utile per vari obiettivi, vediamoli insieme.

A  fine ciclo della scuola d’infanzia:
o per analizzare lo stato dei prerequisiti della letto scrittura allo scopo di POTENZIARLI, se carenti, con l'esercizio prima ancora dell’accesso alla primaria.
o In un bimbo con pregresse difficoltà (es. esordio tardivo del linguaggio, disprassia)
o Per analizzare lo stato dei prerequisiti della letto scrittura in un bimbo che verrà introdotto precocemente alla scuola primaria (la cosiddetta primina) allo scopo di potenziare le competenze eventualmente non ancora emerse
A inizio ciclo della scuola primaria:
o A scopo NON diagnostico, ma didattico: per analizzare lo stato dei prerequisiti e potenziarli per favorire un buon apprendimento e abbassare il rischio di sviluppare un DSA (disturbo specifico dell’apprendimento)  se essi fossero un po’ carenti
Dalla fine della seconda elementare in poi:
o Per individuare i bimbi che potrebbero avere un DSA e indirizzarli correttamente ad un iter diagnostico e riabilitativo.

Quali segnali deve cogliere il genitore per decidere se accompagnare o meno il figlio in un centro per ricevere aiuto?

A inizio ciclo della scuola primaria è consigliabile osservare se il proprio figlio ha sviluppato i pre-requisiti che sono alla base dell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo:

o Area della lettoscrittura:
Discriminazione visiva (per riconoscere i grafemi da altri segni grafici, anche senza attribuire un nome)
Discriminazione uditiva (per riconoscere le caratteristiche fonetiche di un messaggio)
Memoria fonologica a breve termine (per mantenere in memoria una corretta sequenza fonologica)
Competenze metafonologiche (permettono al bambino di manipolare i suoni arrivando alla parola)

o Area della matematica:
Conoscenza della sequenza di numeri
Associazione tra simbolo numerico e nome del numero (3=tre)
Corrispondenza biunivoca numero – oggetti contati
Conoscenza della numerosità (il numero totale di oggetti corrisponde all’ultimo numero che ho enumerato)

Dalla fine della seconda elementare in poi:

o Area della lettoscrittura:

Difficoltà a unire le sillabe per formare la parola
Scarso controllo del significato della parola
Perdita della riga nell’andare a capo
Inversioni, omissioni o sostituzioni di lettere (in lettura o scrittura)
Difficoltà nell’atto dello scrivere
Scrittura poco leggibile
Difficoltà nell’utilizzo dello spazio del foglio

o Area della matematica:
Errori nella pronuncia o nella scrittura di numeri
Difficoltà a imparare le tabelline
Difficoltà eseguire, con rapidità e correttezza sufficienti, calcoli mentali e scritti



o Altre difficoltà:

Difficoltà nel mantenere a lungo l’attenzione su un compito
Difficoltà nel copiare correttamente dalla lavagna
Difficoltà di memorizzazione
Rifiuto verso la scuola

Dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare: per un genitore spesso è difficile gestire l’ansia legata al passaggio, ancor di più se si pensa che il proprio figlio abbia qualche difficoltà. Come si può  aiutare un genitore nella scelta della scuola per vivere più serenamente questo delicato momento?

L’inizio della scuola elementare è un momento delicato per il bambino e per tutta la famiglia. Iniziare la prima è il primo passo di un percorso che traghetta il bambino dall’infanzia alla preadolescenza ed è dunque fondamentale viverlo con serenità.

Tutti i bimbi in prima sono in qualche modo in difficoltà: perché faticano a staccarsi dai genitori, perché rimanere molte ore seduti è un compito cui non sono abituati, o magari perché  lontani dal compito di letto scrittura (per caratteristiche personali oppure semplicemente perché è un compito inusuale).
Proprio per questo è importante mantenere un atteggiamento positivo e incoraggiante, senza aver fretta di raggiungere risultati didattici di un certo tipo entro scadenze o tempi non naturali. Per un genitore sarà importante aiutare il proprio bimbo nei compiti a casa, e se trova che il bimbo abbia qualche difficoltà non sgridarlo o punirlo, ma cercare facendo squadra con la maestra di supportarlo con esercizi che potenzino i suoi punti di debolezza.

La scuola si sta ormai evolvendo verso una didattica inclusiva, che permette cioè a tutti i bimbi, con le loro differenze e difficoltà, di entrare in modo fisiologico, con ritmi lenti, senza fretta, per evitare di porre ostacoli aggiuntivi sulla strada dei bimbi maggiormente in difficoltà.

Un genitore quindi deve avere la consapevolezza che la recente legislazione sottolinea l'importanza di tale gradualità e della necessità nei primi due anni di scuola di percorsi di rinforzo didattico per molti bambini. Tale necessità è del tutto normale e può riguardare anche bambini che non svilupperanno poi un vero Disturbo dell’Apprendimento ma che in questa prima fase della loro vita scolastica fanno un po’ di fatica. Se nonostante una didattica inclusiva e corretta, permanessero difficoltà che la scuola da sola non riesce a gestire sarà comunque possibile potenziare in modo specialistico  le abilità strumentali per prevenire l'insorgere di DSA o per limitarne gli effetti, anche se, si ricorda, prima del termine della seconda elementare non è corretto parlare di Disturbi Specifici di Apprendimento.

Nel momento degli open school è possibile parlare e confrontarsi con quelle che saranno le maestre dei propri bambini.
Sarà utile allora, soprattutto per chi tema che il proprio bimbo possa avere qualche difficoltà a scuola, sondare il terreno per individuare alcuni indicatori di un orientamento favorevole verso un apprendimento lento e profondo e non basato sulla veloce acquisizione di una moltitudine di apprendimenti. Alcune domande che possono essere poste possono riguardare ad esempio:
L'epoca in cui si intende affrontare l'apprendimento del corsivo , ricordando che più è tardiva, meglio sarà per i bimbi (non prima di febbraio, meglio ancora se dopo) ci sarà poi tutta la classe seconda per consolidarla.
Se si utilizzerà il metodo sillabico per l'apprendimento della letto scrittura (ormai è il più diffuso, e la ricerca conferma che sia il più fisiologico)

È importante poi che non siano i genitori stessi a “mettere fretta” agli insegnanti, premendo per un uso precoce del corsivo o per una accelerazione nella proposta didattica che non ha nessun vantaggio nella classe prima elementare.
No quindi a competizione e a modelli prestazionali, sì a una didattica che metta al centro cooperazione, differenze, e ritmi sostenibili. Imparare con gioia è possibile ed è anzi il modo migliore per voler continuare ad apprendere.

Un altro valido strumento per supportare il genitore può essere un percorso di parent training di coppia o di gruppo per vedere insieme in modo pratico come far fronte alle difficoltà, alle ansie e alle soluzioni dei piccoli grandi problemi che possono sorgere in  questo momento così delicato.




sabato 20 giugno 2015

Incidenti di percorso



Questo post lo dedico a tutti i ragazzi che quest'anno hanno dovuto affrontare una bocciatura.
Ecco chiamiamola con il suo nome.
Il nome evoca un incidente, un'ammaccatura, un ostacolo sottostimato che ci ha fatto inciampare.
Ma che cos'è esattamente una bocciatura? 

Di primo acchito sembra un anno totalmente perso, che si deve rifare, ricominciare, riprendere, con lo stigma di essere quello/a con un anno in più nella classe nuova, il fastidio di aver perso una sfida, o un fallimento annunciato.

È davvero un anno "perso"?

Ci possono essere mille motivi dietro ad una bocciatura:
Alcuni sono a focus interno (ovvero responsabilità  nostra) 
scarso impegno,
Scarsa programmazione durante l'anno
Poca costanza
Cattiva gestione del tempo a disposizione 
Sottostima dell'impegno necessario ad affrontare il percorso scolastico
Cattiva gestione del rapporto con gli insegnanti 

Altri sfuggono dal proprio controllo, e non ci insegnano nulla su come evitare un'altro fallimento futuro.

Una bocciatura non è solo questo.
In essa bisogna provare a guardare dentro.
Cercare le cause. 
Lavorarci per il futuro, per evitarne un'altra. Per trarre un insegnamento, per apprendere.

Un anno non è perso. È una rotta, una carta di intenti, una sfida, un'esperienza. A 13,14,16 anni può sembrare ed anche essere una batosta.
Dura anche.
Ma cosa sarà quello stesso anno a 20, 30, 40 anni? Quando la grande livella della vita avrà donato e tolto a tutti qualcosa? Cosa sarà dopo aver perso 2 anni a cercare un lavoro? Aver scoperto che possono servire 5 anni a completare una laurea triennale? Dopo aver scoperto che un certo percorso di studi non ci piace e averne intrapreso un altro a distanza di anni?

Una bocciatura sarà solo un'ammaccatura, una caduta da cui rialzarsi.
Rialzatevi, sbagliate ancora, sbagliate meglio, e soprattutto fate errori diversi

;-)




                 

domenica 19 aprile 2015

Parentesi.

Chissà cosa speravi di trovare, di là dal mare. Non lo sapremo mai. 
Non lo saprà tuo padre, non lo saprà tua madre, non lo saprà la maestra che avresti incontrato in qualche scuola.
Avrebbe detto "è appena arrivato dall'Africa e non sa una parola!" Poi tra qualche mese avrebbe scoperto che stavi imparando. Come un miracolo. E piano piano avresti cercato un posto, probabilmente scomodo, di qua dal mare.

Cosa cercava tuo padre, traghettandoti? Portando il carico più prezioso che aveva, in questo viaggio sconsiderato eppure necessario. Cosa non riusciamo a immaginare, quale inferno in terra cerchiamo di non vedere quando diciamo le nostre becere cazzate?

A pancia in giù in una chiazza di nafta. A 10 anni. 
E mi manca l'aria a pensarci ma non le lacrime. Salate come l'acqua che vi ha coperto. Nel nostro mare gravido di corpi senza vita. Nel nostro mare tombale. Mare Nostrum. E vostro. Dell'umanità tutta. 

Non mi mancano le lacrime perché sono mamma. E ogni volta che vedo i miei figli addormentarsi penso che ogni madre vorrebbe addormentarli così. Sereni, con la pancia piena, con piccole grandi sciocchezze a scontentarli. 
E poi penso alla tua mamma. Sarà stata in viaggio con te?con te si sarà addormentata? O sarà altrove a scoprire come hai dovuto dormire? Come sei morto. 
E allora le si strapperà il cuore nel petto. E avrà nel cuore un urlo muto da non riuscire a piangere.

E non c'è bisogno di altro per pregare per voi. 
Per provare empatia.

E vi chiedo scusa per chi sa dire cose che non dovrebbero albergare nè nei cuori nè nelle bocche di esseri umani.

Tu sei stato il primo a essere ritrovato. E potrai avere terra sopra di te.

Che sia lieve il mare agli altri.

Che siano agghiacciati i nostri occhi
Che siano assennate e poche le nostre parole.

E che seguano fatti.

A pancia in giù in una chiazza di nafta. Per trovare la terra.


E di là dal mare un
Addio. 


domenica 22 marzo 2015

Un buon inizio...

Ecco un articolo che ho scritto sul tema dei prerequisiti su una bella rivista per insegnanti.
Scritto con piacere e passione, sul fondamentale tema della didattica in classe prima.

Che dire ... buona lettura e... sfogliate tutta la rivista, non solo il mio articolo! :-)

http://media.pearsonitalia.it/0.001992_1418650288.pdf

sabato 14 marzo 2015

Mini-quaderno compensativo fashion

Oggi vi mostrerò  un oggettino di cui sono stata orgogliosa... 


Fare questo libretto compensativo, utilissimo soprattutto per fare con facilità le divisioni, è stato bello e divertente. 
Da un mini-quaderno del Tiger , e dalla stampa in formato A5 di queste tabelline http://tuttodisegni.com/cartello-con-le-tabelline/ abbiamo potuto creare un mini compensativo bello da vedere, semplice da usare e di cui essere orgogliosi.

"Silvia, ora tutti i miei compagni vorranno fare potenziamento!" ;-)

sabato 3 gennaio 2015

Capodanno delle matite

 
Le Matite si son riunite
E chiedono a gran voce
Un nuovo anno felice.
Niente righe rosse e blu
Se scrivono sQuola con la Q.

Dicono:

"Piuttosto un esercizio in più
Ma il voto 4
Prendilo tu!".

Vogliono un quaderno per i ghirigori
E un foglio apposta per giocare agli errori,
Vogliono correre e giocare
E anche libere disegnare.

Ma soprattutto,
E qua non si scherza più,
Vogliono vedere se guardano insù
Tanti nasini con sorrisi felici
Perché i bambini son loro amici.

Non più lacrime
Tra i segni tracciati 
Non più musi e nasetti arricciati.

 Perché imparare,

(Dicono loro, massime esperte di questo tesoro)

Non può essere sofferenza:
Se non si sorride
Si resta senza! 

mercoledì 29 ottobre 2014

venerdì 3 ottobre 2014

A - B - C.... parte prima

A di Apprendere
B di Benessere
C di Competenza.

Insegnare in prima dovrebbe avere questi pilastri.
Da una cattiva gestione dei primi momenti di apprendimento infatti può dipendere il fallimento o il successo dei bambini a rischio di sviluppare un D.S.A..

Le buone prassi che aiutano un bambino che arriva in prima sono molte.
Si parte dalla lettoscrittura, per toccare le prassi relative alla gestione del tempo, per arrivare all'area matematica che può essere sinceramente bellissima se fatta con il giusto approccio.

Oggi voglio fare un cenno all'importanza di un buon avvio all'insegnamento della lettoscrittura in classe prima.
Inizialmente, per rendere omogenei i punti di partenza sarà utile un lavoro sui prerequisiti della lettoscrittura.

Successivamente l'approccio è ovviamente quello del metodo sillabico.
Esistono numerosi validi materiali che possono essere utilizzati in tal senso.  ed è utili ancorarsi ad essi per lavorare con metodo.
Bisogna ricordare però di non presentare insieme le sillabe piane e le sillabe inverse ma mantenere la giusta gradualità (bisillabe, trisillabe piane, parole con nesso biconsonantico, parole con sillabe piane)

Il dettato, in prima, è prima di tutto dettato di sillabe, poi dettato di parole, per rinforzare il consolidamento di quei mattoncini, le sillabe, che ci accompagneranno per tutta la vita.
Non c'è fretta di arrivare all'obiettivo finale, mentre fondamentale sarà arrivarci in modo da aver tutti ben compreso le basi.

Alcuni consigli per un buon approccio alla prima
potete trovarli qui:

 

Emiliani M. et al., Dislessia: proviamo con le sillabe. Il metodo S. L. B. (Semplifichiamo la lettura a tutti i bambini), Ed. Libri Liberi, Firenze, 2008. .

Imparare a leggere e scrivere con il metodo sillabico - Attività di avviamento alle sillabe CV
Beatrice Bertelli, Paola Rosa Belli, Maria Grazia Castagna, Paola Cremonesi 
 
Il libro dei dettati
Esercitare e verificare le abilità ortografiche, fonetiche e fonologiche
Graziella Tarter, Monja Tait

domenica 14 settembre 2014

Alla scuola dei sogni

Oggi è il primo giorno di scuola. 
E si ricomincia con le matite temperate nell'astuccio, con i libri foderati a nuovo, il profumo di carta, con le etichette appena incollate.
Si ricomincia con i buoni propositi.
"Quest'anno non chiacchiero più!" "Voglio scrivere bene!" 
"Voglio essere buono."

Si preparano i vestiti dal giorno prima e si va a letto con l'emozione.

Questa emozione deve rimanere.
Non deve cadere a terra negli anni, come un bicchiere infranto, di cui raccogliere i cocci senza potersi raccapezzare. 


La scuola dei sogni, non insegna, ma fa apprendere.
La scuola dei sogni non mortifica, ma guida con autorevole fermezza.
La scuola dei sogni, non umilia chi non sa,
Non sa dire "asino",
Non fa confronti.

Non innalza su un trono chi è dotato, ma tesse lodi di coloro che si impegnano
Dotati e non dotati.
Non getta a terra chi ha sbagliato, ma insegna la strada per sbagliare meno
A tutti.

La scuola dei sogni educa alla fratellanza
Perché è fraterna.

La scuola dei sogni cresce futuri uomini e future donne 
Perché è umana.

La scuola dei sogni educa ai valori e alla cooperazione,
Non spinge a competere.
Non fa gare di lettura, nè di tabelline.
Prende il ritmo del più lento.

Insegna al più lento ad andare, 
E al più veloce l'attesa.

La scuola dei sogni è un sogno.
Ma lasciamo che i sogni guidino la nostra veglia.


Realizzate una buona scuola. Con in mente il sogno.

Buon primo giorno.

sabato 12 luglio 2014

Nel nome della madre

Non è sempre facile destreggiarsi con una diagnosi in mano. Quando è il proprio figlio ad avere difficoltà scolastiche derivanti da un D.S.A. o da un disturbo del comportamento ci si trova a dover fare i conti con mille emozioni diverse. 
Non sempre capite dagli altri. Dagli altri genitori o, più frequentemente, dagli insegnanti che magari non capiscono i nostri atteggiamenti o i tipi di domande che poniamo loro.

Ma c'è qualcosa dietro. 

Qualcosa che solo un genitore può capire fino in fondo. 

Quei perché, magari quotidiani:
Perché sembra non capire, l'avremo detto mille volte? 
Perché sempre a litigare per stare seduti dieci minuti? 
Perché lo sbaglia ancora, è da settembre che glielo dico? 

Perché mio figlio? 
Perché noi?

I pensieri sul futuro:
Ma come farà da grande?
Non ci sarò sempre io a legargli le scarpe!
Non andrà all'università: Come farà ad andarci, odia la scuola!
Come farà a tenersi un lavoro, è così veloce nel cambiare interessi.

Non sarà un adulto adeguato!
...

La rabbia di certi momenti nel presente:

La rabbia per non poterlo lasciare giocare e godere del suo oggi da bambino a causa della necessità di maggior esercizio riabilitativo e potenziamento.
La rabbia di non vedere il nostro bimbo così brillante e spensierato in certi ambienti, sbocciare anche a scuola, dove a malapena si trova a "galleggiare".
La rabbia perché magari per fare questo esercizio maggiore col bimbo si deve litigare dato che non ne comprende il perché o comunque non ne ha voglia.
La rabbia di non vedere risultati, perché questi non si vedono nell'immediato.

La rabbia del sentirsi impotenti.

Poi ci sono gli altri.

A cui tutte queste cose spesso non le diciamo e che quindi leggono erroneamente alcuni nostri atteggiamenti. 
Magari dietro a una frase mal detta o a un appuntamento mancato con un insegnante c'è tutto un mondo di comunicazioni saltate. Di frustrazioni quotidiane, di preoccupazione sincera, di paura del giudizio.

E così si rischia di fomentare una chiusura ulteriore. Noi creiamo la nostra immagine mentale della nostra situazione mentre gli altri la loro immagine mentale della nostra situazione. 
E si crea una discrepanza che può solo aumentare nel tempo a meno di non intervenire con decisione e magari con un supporto esterno per riappianarla.

Ma il bambino è uno solo, con i mille colori della sua unica e irripetibile persona, e dobbiamo vedere lo stesso bimbo, che siamo noi genitori, operatori, maestri, animatori...

Convivere con , mediare per, educare un ... bambino con difficoltà scolastiche può essere (e spesso è) una sfida quotidiana. Meglio non aggiungere ulteriori tasselli a questo puzzle, e cercare invece di comporlo per sistemare con dedizione il meraviglioso affresco di una riuscita integrazione scolastica.





sabato 5 luglio 2014

Potenziare sotto l'ombrellone?

Prima di essere mamma di un bimbo in età scolare, avrei risposto ad occhi chiusi che SI' ASSOLUTAMENTE, il potenziamento nel tempo estivo è un'idea ottima. Ora, mi rendo conto meglio che, nelle agognate vacanze estive non è così facile convincere un bimbo, e ancor meno un bimbo con difficoltà, a fare qualcosa. 

Più ancora che in assenza di difficoltà o disturbi, però, l'estate è un tempo in cui senza lo stress quotidiano di compiti e lezioni diventa più semplice concentrarsi su strategie e approfondimenti. 

Il potenziamento estivo diventa quindi spesso una tappa obbligata o comunque fortemente consigliata per non iniziare l'anno con l'acqua alla gola. 
Per rimanere però in una emozione positiva anche durante questi momenti di apprendimento diventa fondamentale associarli a qualcosa di bello. 

Quello che propongo più spesso è, soprattutto quando il potenziamento ha bisogno di un rinforzo domiciliare frequente o quotidiano, di associare alla sessione di lavoro domestica la raccolta di un punto ( in puro stile Token economy). Ai primi 12 punti (che possono equivalere alle prime 2 sett di potenziamento) di solito associo una prima sessione di... Lavoro creativo. Non amo particolarmente le raccolte punti cehe esitano in un gioco materiale, spesso infatti mi trovo a lavorare con bimbi che ottengono tali generi di ricompense in vari modi e si rischia, in tal caso, di utilizzare un premio che finisce per essere consumi sta ed inflazionato. Per questo perde di valore.

L'obiettivo-lavoretto dei 12 punti deve essere ben chiaro al bimbo, che lo sceglie con mamma e valuta con lei di quali materiali abbisogneranno...

Io adoro questo genere di lavori perchè i bambini di solito li adorano e difficilmente ci si ritaglia un tempo per farli insieme e quindi sono un vero premio unico e speciale.
Inoltre lo stesso farli insieme diventa un momento di tempo privilegiato unico e speciale che è di per se una circostanza premiante.

Personalmente mi affido all'infallibile e chiarissimo sito di Art Attack, ma sono aperta a consigli su altre fonti per tutorial chiari e divertenti su attività di questo tipo.

http://www.disney.it/disney-junior/art-attack/attacchi-d-arte/


Buon potenziamento allora, e colla vinilica per tutti.  :-P

lunedì 30 giugno 2014

... ImparAmare...

"Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica. Ma io trovo che sarebbe un'energia troppo costosa. (da Il libro degli errori- Gianni Rodari)

In questa frase si condensa tutto il pensiero che ho sull'apprendimento e sull'apprendere difficoltoso. 
No alle sonore sgridate e alle lacrime sui quaderni di italiano, sì a insegnare strategie, a inventare giochi di rinforzo, o a delegare quando non si riesce a essere tranquilli nel gestire il momento dei compiti.

Scrivere nella sabbia, quando il quaderno dà troppo fastidio,
colorare marciapiedi, scrivere cartoline e lettere appassionate d'amore,
contare perline, numerarle per due, per 3, per 4, 

imparare è un gioco bellissimo.




giovedì 5 giugno 2014

Un metro e tante misure.

Un voto è un modo di valutare.

E' possibile valutare un prodotto o un processo.

Quando valuto un prodotto, per fare un esempio neutro, un cibo, vado a valutare il gusto, l'equilibrio tra odori e sapori, la consistenza, il modo in cui mi dà emozioni mangiandolo.

Quando valuto un processo, valuto come quel cibo è stato fatto. Posso valutare, quindi, se gli ingredienti venivano da una filiera controllata, o se erano addirittura magari biologici o di derivazione industriale, oppure se il modo in cui è stato confezionato il piatto ha utilizzato determinate tecniche o meno.

Ancora potrei valutare tale processo nel tempo.

Lo stesso cuoco inizialmente usava prodotti scadenti, da discount, friggeva nell'olio di palma, e scuoceva la pasta. Poi è passato a cuocere meglio la pasta e a usare olio di semi di girasole.

Se valuto il piatto magari nel suo gusto  è ancora insoddisfacente, ma se valuto il processo devo premiare il percorso perché il nostro cuoco non perda la rotta, anche se la strada verso le stelle Michelin è ancora lunga.

Ci va del coraggio a premiare il processo. Bisogna essere intelligenti e vedere lungo. Ma in alcuni contesti, e tra questi TUTTI quelli in cui la finalità è educativa, è addirittura fondamentale.

Nel mondo dei bambini e quindi nella scuola e soprattutto nelle elementari è necessario premiare il processo. I bambini sono "in movimento" e la motivazione ad apprendere e a far meglio non può che muoversi in relazione a dove andrà la valutazione. Premiare il processo dovrebbe essere considerato di base come è di base avere un banco o una sedia, anzi più basilare ancora.
Premiare il processo è l'aria.
L'aria che ossigena il cuore della motivazione.

La valutazione resta un elemento fondamentale dell'apprendimento a scuola e se si decide di utilizzarla bisognerà sfruttarla per dirigere i comportamenti dei bambini e non per etichettare le pagine.

Ogni pagina andrà valutata in relazione alle altre. Non si può dare 5 perché ci sono 5 errori. Se gli errori prima erano 20 e ora sono solo più 5, ad esempio, bisogna aver coraggio, vedere lungo e scrivere un 8 corredato da un giudizio entusiastico "Bravo, ti sei proprio impegnato a rileggere: continua così!"

Solo in questo modo è lecito utilizzare i voti, e soprattutto i voti numerici con i bambini.

Anche se i voti numerici sono solo 10, non vanno utilizzati con uno standard sempre uguale, ma con un metro flessibile e centrato sui bambini.

Bisogna imparare e fare propria la teoria incrementale dell'intelligenza, per passare ai nostri bambini la sacrosanta convinzione che migliorare è sempre possibile, che ciò che ho fatto oggi è frutto del mio impegno, non di mie intrinseche qualità (perché se quelle qualità non le ho sarò fregato a vita), e che potrò fare ancora meglio in futuro.

I voti se ben utilizzati possono essere al servizio di questo.
Mal utilizzati invece minano alla radice il desiderio di far meglio.

Sia nei bimbi che fanno fatica, che in quelli che non ne fanno.
I secondi infatti, anche se premiati, si sentono premiati per qualcosa che possiedono in modo entitario, e al primo insuccesso penseranno di aver perso l'abilità. Sono forti, se vogliamo, di qualcosa di fragile che si può incrinare e rompere lasciandoli con nulla in mano.

Io dico o voti sull'impegno o nessun voto.
Il voto al piatto lo diamo a fine scuola alberghiera, ora dobbiamo tracciare il percorso

Un metro, tante misure.


domenica 9 marzo 2014

Riflessioni di metà anno scolastico.

Quando la scuola non è più scuola, diventa il luogo in cui si somministrano informazioni e insegnamenti.
Si fa un'operazione che potrei definir e di travaso. Io so la differenza tra CE e CHE e te la somministro, come uno sciroppo, o, più probabilmente, come una supposta.
Il bambino fortunato assume l'amaro licore e apprende.

Il bambino con disturbo dell'apprendimento, no. Avrebbe, semplicemente, bisogno di qualcuno che questo contenuto glielo insegnasse.

INSEGNARE è qualcosa di diverso dal TRAVASARE. Altrimenti potremmo andare in qualche specie di cantina sociale e farci imbottigliare e riempire di nozioni tutti quanti.

INSEGNARE è una missione.  INSEGNARE è difficilissimo. Personalmente io lo adoro e sono motivata a farlo. Conosco molte altre persone che lo sanno fare. Alcune sono mamme, alcuni sono professori in università (Ferdinando Rossi era uno di questi), altri sono altrove. Mio papà mi ha insegnato molte cose. La mia panettiera di fiducia talvolta mi dispensa un insegnamento, un pescivendolo che c'è a Imperia mi ha insegnato un sacco di cose. ALCUNE persone vocate a insegnare sono anche maestre. E sono maestre stupende. E le ringrazio. Perché il loro lavoro è fondamentale. Perché i nostri bambini sono nelle loro mani, e perché loro INSEGNANO.
Perché con loro CE e CHE, per esempio, prendono forma, e si inventano fiabe sulla H, la vecchia muta che sorregge CE.... e fanno disegni alla lavagna, ed esercizi ad hoc per apprendere. E poi controllano che non solo "il gruppo" ma anche "Pierino" stia apprendendendo e si preoccupano per lui se non lo fa, si inventano esercizi in più per lui, o vanno un briciolino più lente per dare a tutti un tempo per apprendere.

Grazie a queste maestre.

A chi non fa il mestiere DIFFICILISSIMO  di maestra (o maestro, scusate se sono di parte), ma fa solo il mestiere dell'imbottigliatore di nozioni, non posso dire grazie.

Le bottiglie umane non sono tutte uguali, e il gioco non funziona.

La responsabilità di quanto la bottiglia sia piena a fine anno é anche di chi ha provato a riempirla con costanza, creatività e amore.

Se non ci ha provato, e ha solo travasato, non ha a mio parere neanche il diritto, poi, di scrivere cose sulla pagella, di dire cose giudicanti relative agli allievi, di porre etichette sulle bottiglie.




giovedì 12 settembre 2013

Buona scuola

Buona scuola a tutti i piccoli che in questa settimana si fidano e si affidano agli insegnanti che li vorranno accogliere. A tutti i ragazzini che sperano che il professore non chieda loro le tabelline davanti a tutta la classe perché han sempre dovuto usare la tavola pitagorica e ora sono passati alle medie. Buona scuola a tutti quelli che hanno paura di non farcela, a tutti quelli che non sanno chi sarà la loro nuova insegnante di italiano o di matematica e sperano di trovare una persona che li possa comprendere. Buona scuola a chi invece lo sa bene chi sarà il proprio insegnante e da questo pensiero si sente rassicurato. Buona scuola a chi invece è preoccupato nel rinnovare un incontro che è stato difficile.
Buona scuola a tutti quelli che hanno bisogno di un po' di personalizzazione nell'offerta didattica e buona scuola anche a chi invece la personalizzazione non la vuole e vuol sentirsi trattato "come gli altri". Buona scuola agli insegnanti che hanno capito che se la personalizzazione è per ciascun alunno nessuno sarà costretto a sentirsi diverso.

Buona scuola a tutti. Inizia l'avventura.

mercoledì 11 settembre 2013

ImparAmare. Manifesto.

Perchè imparare non significa riempire di informazioni un sacchettino vuoto.
Imparare, apprendere, sono processi coognitivi ed emozionali insieme. Ed anche sinceramente emozionanti.
Penso alla sofferenza che costa imparare a scrivere per un bimbo disgrafico, alla gioia dell'imparare a fare una pernacchietta in un neonato, all'impegno che si spende nell'imparare qualunque facoltà che sia scolastica o meno nel corso dell'età evolutiva.

Per questo ImparAmare. Perchè imparare è bello se alla sofferenza e alle sgridate gratuite sostituiamo amore e impegno.

Imparare e Amare. Una scommessa possibile.